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 TON 618 insieme con S5 0014+81 e con SDSS J0100+2802 sono tre fra i più grandi buchi neri sinora scoperti.

Un buco nero è una regione dello spaziotempo in cui è presente un campo gravitazionale così intenso che nulla può sfuggire fuori da tale regione, nemmeno la luce. La velocità di fuga di un buco nero è superiore alla velocità della luce, e poiché la velocità della luce, almeno secondo l’attuale conoscenza della fisica, è un limite insuperabile, nessuna particella di materia o nessun tipo di energia può allontanarsi da quella regione. Tale zona dello spazio, normalmente sferica, delimitata dal cosiddetto “raggio di Schwarzschild”, viene definita dal cosiddetto “orizzonte degli eventi”, all’interno del quale la forza gravitazionale è talmente intensa che neppure la luce (ovvero l’entità fisica più veloce e più sfuggente) riesce a sfuggire.

Un buco nero ha origine quando la materia di un corpo celeste viene compressa oltre un certo limite (normalmente una stella con massa almeno 5 volte quella del nostro sole, quando ha esaurito il suo combustibile nucleare), oltre il quale la forza di gravità è talmente intensa che nulla può opporsi al collasso su se stesso, e continuerà a collassare inarrestabilmente, dando origine al buco nero. Il volume di un buco nero è molto piccolo in comparazione alla sua massa.

Se, per esempio, la Terra venisse ipoteticamente compressa fino a formare un buco nero, il suo orizzonte degli eventi consisterebbe in una sfera del diametro di una biglia di soli 2 cm, ma questa biglia ne conterrebbe tutta la massa, ovvero “peserebbe” quanto la Terra stessa. Se il Sole fosse ridotto a un buco nero (cosa normalmente non possibile, dato che solo stelle con massa di almeno 5 volte quella del sole possono farlo nella fase finale della loro vita), esso avrebbe un orizzonte degli eventi con diametro di soli pochi chilometri.

Recentemente sono stati scoperti buchi neri inconcepibilmente grandi, con massa pari a decine di miliardi di volte quella del sole. Questi corpi celesti sono tra gli oggetti più strani e incredibili dell’universo, anche per la loro grandezza: il loro orizzonte degli eventi è l’ente fisico singolo più grande mai conosciuto. Il buco nero denominato S5 0014+81 ha una massa 40 miliardi di volte quella del Sole e il suo orizzonte degli eventi ha un diametro di circa 240 miliardi di chilometri, ossia 40 volte il diametro dell’orbita di Plutone intorno al nostro Sole. TON 618 ha una massa di addirittura 66 miliardi di volte la massa del Sole e diametro dell’orizzonte degli eventi di quasi 400 miliardi di chilometri. Questi corpi si definiscono buchi neri supermassicci, o SMBH (super-massive black holes). Si ritiene che al centro di ogni galassia ci sia un buco nero supermassiccio (anche se quello al centro della nostra Via Lattea avrebbe dimensioni molto più modeste, seppure ragguardevoli, rispetto a quelli elencati sopra). Altra cosa particolarissima, è che, paradossalmente, invece di apparire neri, tali buchi neri sono forse gli oggetti più luminosi dell’universo. Ciò è dovuto al fatto che essi continuano ad assorbire materia rubandola ai corpi celesti vicini, che mentre viene inglobata emette il suo ultimo grido di dolore sotto forma di intensissime radiazioni elettromagnetiche. Per rendere l’idea, S5 0014+81 è 25 mila volte più luminoso di tutta la nostra galassia (con tutti i suoi circa 400 miliardi di stelle messe insieme). Se quest’oggetto si trovasse ad una distanza di 280 anni luce dalla Terra, emetterebbe tanta energia per metro quadro quanta il Sole sulla Terra, nonostante fosse 18 milioni di volte più distante. I cosiddetti GRB (gamma ray burst) che sono le emissioni elettromagnetiche più potenti (e pericolose) dell’universo potrebbero essere provocate dall’accrescimento di un SMBH. Un GRB potrebbe distruggere completamente la vita sulla Terra, anche se provenisse da una distanza di anni luce da noi.

I buchi neri hanno incredibili proprietà non soltanto dal punto di vista delle loro dimensioni spaziali, ma anche per ciò che riguarda il tempo. Il tempo, all’orizzonte degli eventi di un buco nero, viene letteralmente fermato, congelato, rispetto agli eventi esterni all’orizzonte stesso. Come conseguenza della teoria della relatività, per ogni istante trascorso in un oggetto (per esempio un orologio che conta i secondi) situato all’orizzonte degli eventi di un buco nero, nel resto dell’universo trascorrerebbe letteralmente l’eternità (!) Ho trovato che l’idea di eternità colleghi i buchi neri al concetto di “ipertempo”. L’ipertempo, ossia un tempo multidimensionale, è un concetto musicale legato al principio d’identità tra un singolo istante e l’eternità. Si tratta di un’entità non lineare, non omogenea, senza un inizio e senza una fine, in cui eventi virtuali possono concretarsi nell’atto della performance seguendo un ordine non prestabilito nella struttura “congelata” precedentemente.

Quindi il risultato musicale finale viene influenzato da due fattori: la struttura o “scultura” congelata nell’ “orizzonte degli eventi” della memoria di un computer, e la dinamica istantanea che si effettua nell’esplorazione di tale struttura al tempo della performance.

Anche nel mondo fisico ogni attimo frangente e fuggente ha influenza, ed è a sua volta influenzato, da tutti gli eventi dell’universo passati presenti e futuri. In altre parole, ogni singolo istante presente influenza ed è nel contempo influenzato da tutte le altre condizioni possibili, probabili o reali, in una sorta di rete “ipertemporale” (in quanto non limitata dal tempo newtoniano classico) di relazioni.